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Cinemadivino
EARTH - Un giorno straordinario - Tremonti Imola
venerdì 10 agosto
EARTH - UN GIORNO STRAORDINARIO - TREMONTI IMOLA
Regia: Richard Dale, Peter Webber
Attori: Raccontato da Diego Abatantuono
Distribuzione: Koch Media
Paese: Gran Bretagna 2017
Genere: Documentario
Durata: 95 minuti

Un viaggio stupefacente che rivela l’eccezionale potenza della natura. Nel corso di una sola giornata, seguiamo il percorso del sole dalle montagne più alte alle isole più remote, dalle giungle esotiche a quelle urbane. I sorprendenti progressi nella tecnologia delle riprese vi faranno conoscere da vicino un cast di personaggi incredibili: un cucciolo di zebra che cerca disperatamente di attra­versare un fiume in piena, un pinguino che sfida eroicamente la morte per sfamare la sua famiglia, un branco di capodogli a cui piace sonnecchiare in posizione verticale e un bradipo in cerca d’amore. Narrata con umorismo, intimità, emozione e superlative riprese cine­matografiche, “Earth - Un giorno straordinario”, è un’affascinante avventura, adatta alle famiglie, che mostra in modo spettacolare drammi e meraviglie che mai avreste potuto immaginare... fino ad ora!

Tra i tanti fattori che entrano in campo nella valutazione di un documentario naturalistico ce n'è uno decisivo, mai osservato forse con la giusta attenzione. Chiamiamolo il "coefficiente zebra".  Presenza costante in quasi tutti i reportage sulla natura, la zebra è l'animale che ricorre più volte in uno dei topos del genere: la caccia. Capita così spesso che quasi non ci si fa caso. Vittima predestinata dalla regia dell'uomo (e del fato), di rado la zebra sfugge all'attacco di una varietà sfortunatamente molto ampia di predatori, diventando di volta in volta il simbolo della ferocia della natura, dell'ineluttabilità della legge del più forte, della relatività del male. Tanto che quando l'animale scampa al suo nemico si tratta sempre di un piccolo evento, sottolineato con stupore dalla voce fuori campo.  Succede anche in Earth: un giorno straordinario. Solo che qui succede tre volte. Abbastanza per prendere in considerazione il coefficiente zebra come indice corretto per valutare almeno uno degli elementi fondanti del film: il tempo. Girato in cinque anni, da un team di cento operatori distribuiti su tutti i continenti, e coordinati da Peter Webber, Richard Dale e Lixin Fan in cabina di regia, Earth deve la sua straordinarietà al lusso temporale che la BBC gli ha concesso. "Non abbiamo fretta di girare un nuovo documentario", dicevano i produttori dopo il primo Earth - la nostra terra, blockbuster del genere "natura" con 112 milioni di incasso. E infatti, prima di consegnare un nuovo sequel, di anni ne sono passati più di dieci.  I cinque dedicati alle riprese - venti giorni solo per i colibrì dell'Ecuador, venti per le scimmie Langur, un mese per le giraffe, uno per i pinguini - hanno permesso agli operatori di aspettare gli animali, restando in attesa della meraviglia, di una sorpresa, uno scarto, un'azione straordinaria. Come un inseguimento rocambolesco fra le rocce tra cuccioli di iguana e serpenti, lo scatto d'amore di un bradipo o una zebra che mette in fuga il suo predatore, arrivando ad attaccarlo.  Non solo. Nonostante il documentario racconti, nella sua debole cornice temporale, più di 40 specie viventi, sono ancora le zebre a rendere evidente un'altra caratteristica importante di Earth. E cioè l'altissimo livello della tecnologia messa in campo per riprendere sequenze prima d'ora non filmabili. Accade nella scena in cui le zebre attraversano il fiume, con la camera letteralmente tra la madre e il cucciolo, persa fra le onde, capace di seguire gli eventi fino alla (fortunata) risoluzione. Accade nella stupefacente sequenza dei salti del servalo, e ancora quando ci si immerge nella danza delle effimere o si osserva l'effetto di una goccia di rugiada sulle piume di un colibrì delle racchette. Camere ultraleggere, camere mimetiche, camere in remoto, fototrappole, sensori, droni a otto motori, slow motion a 800 fotogrammi al secondo. Tutto quel che è stato speso per le riprese, sullo schermo c'è e si vede. La terza volta che Earth salva le zebre - quando il leone, fiaccato dal caldo, decide all'ultimo di non cacciare - ci dice infine molto dell'umanità di un film pensato esplicitamente per un pubblico di giovani, che i registi vorrebbero "far innamorare del pianeta". Un documentario che dichiara fin dall'inizio il rapporto manipolatorio con la materia, prendendosi la libertà di "imbrogliare" al montaggio, giocare con il linguaggio cinematografico, addirittura cavalcare i generi (il western per le giraffe, i combattimenti aerei alla Guerre Stellari per le api e il colibrì, l'horror per le scene nel buio), tutto per un solo obiettivo: ricostruire ad arte un mondo in cui la natura è magnanima, protettiva, materna. Una natura che risparmia il più debole, che salva la zebra, una natura bellissima e buonissima. Persino con l'essere umano, sembra suggerire il finale - un pizzico didascalico - con lo sguardo dei cuccioli d'uomo rivolto all'infinito mistero del cosmo. (Ilaria Ravarino - MYmovies)