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Cinemadivino
SCONNESSI - Ass. Torre di Oriolo
lunedì 9 luglio
SCONNESSI - ASS. TORRE DI ORIOLO
Regia: Cristian Marazziti
Attori: Fabrizio Bentivoglio, Ricky Memphis, Carolina Crescentini, Stefano Fresi, Antonia Liskova, Eugenio Franceschini, Giulia Gorietti
Distribuzione: Vision Distribution
Paese: Italia 2018
Genere: Commedia
Durata: 90 minuti

Ettore, noto scrittore, guru dell’analogico e nemico pubblico di internet, in occasione del suo compleanno porta tutta la famiglia nel suo chalet in montagna, e cerca di creare finalmente un legame tra i suoi due figli, Claudio, giocatore di poker on line, e Giulio, liceale nerd e introverso, con la sua seconda moglie, la bella, giovane e un po’ ‘naif’ Margherita, incinta al settimo mese. Al gruppo si uniscono anche Achille, fratellastro di Margherita appena cacciato di casa dalla moglie, e Tea, giovane fidanzata di Claudio e devota fan di Ettore. Arrivati allo chalet, trovano Olga, l’affidabilissima tata ucraina, con la figlia Stella, adolescente dipendente dai social network. A sorpresa arriva anche Palmiro, il fratello bipolare di Margherita e Achille, fuggito dalla casa di riposo.  Quando il gruppo rimane improvvisamente senza connessione internet, tutti entrano nel panico...e le conseguenze saranno rocambolesche. I segreti e le convinzioni dei protagonisti verranno presto ribaltate, la "sconnessione" li metterà di fronte a tutte le loro insicurezze e dovranno resettare e ripartire.

La "sconnessione" e la nomofobia (ovvero il disturbo psicologico che si manifesta quando manca il segnale) non sono l'unica via d'accesso alla comprensione di Sconnessi, commedia "tutta in una casa" che induce a una comunicazione "coatta" e felicemente tradizionale una famiglia allargata e francamente bizzarra. Certo, la premessa è l'analisi delle disastrose conseguenze dell'avvento degli smartphone che sono diventati la scatola nera delle nostre vite e dell'alienazione di cui in fondo sono portatori, ma ben altra minestra bolle in pentola nell’opera seconda di Christian Marazziti, e la buona notizia per chi si aspettava una versione adulta di Non c'è campo è che non è "la solita minestra", ma una zuppa se non di nuovissima creazione, almeno saporita e soprattutto in grado di riscaldare i nostri cuori raffreddati da una solitudine in mezzo alla gente che può nascere anche senza il filtro e l'intermediazione di Internet e dei social: la distanza che si crea all'interno di famiglie consumate da vecchi rancori o dall'indifferenza.  Ecco, è di famiglia che parla Sconnessi, una famiglia come ce ne sono tante, mai rappresentata come un inferno di sartriana, bergmaniana o polanskiana memoria né con l’ambizione di scimmiottare la grande commedia all'italiana e le sue mucciniane varianti in iperventilazione. Una famiglia normale, dicevamo, in cui convivono più o meno serenamente radical chic e coatti e verso cui il regista, che è un "tenerone" che dà valore al senso di appartenenza, non ha mai un atteggiamento giudicante. Marazziti, per esempio, non punta il dito contro il buon Fedez che una ragazzina reputa il più grande cantante di sempre né denuncia nel professore agé innamorato della giovane e ignorante figlia di "pesciaroli" la fastidiosa abitudine di certi intellettuali di scegliersi una donna che rifletta la loro luce contemplandoli in estatica ammirazione. No, il regista vede, nella relazione fra Ettore e Margherita Catenacci, la sincerità di un uomo innamorato della joie de vivre di una ragazza esuberante e libera da pregiudizi, e forse sembrerà un'utopia, ma è bello che i borghesi del gruppo non storcano il naso di fronte alla scarsa raffinatezza di un meccanico che nel proprio curriculum di letture vanta giusto la biografia di Prost (e non Proust) o che chi è sano di mente accetti senza timore i deliri urlati di un disgraziato bipolare.  Forse perché distratti da Internet che non va, i personaggi dimostrano una tolleranza che per fortuna è ancora di questo mondo e riescono anche a scavalcare i cliché della tipica commedia incentrata sulle differenze sociali. Inoltre, pur trovandosi a dividere lo stesso spazio, non diventano mai "cavallini" di una giostra impazzita, di una pochade attraversata da continui coup de théâtre, agnizioni e rivelazioni che sarebbe stata la strada più semplice da percorrere, considerata anche l'appartenenza di Sconnessi al promettente filone del What If (come se). Ovviamente i momenti buffi ci sono, ma, grazie al contributo alla sceneggiatura di Michela Andreozzi, riposano non in capitomboli e gag "telefonate" ma in battute spassose e intelligenti, e rivelano in Carolina Crescentini un'attrice che la commedia la padroneggia perfettamente. Ricky Memphis e Stefano Fresi (gli altri due fratelli Catenacci) fanno ridere in maniera diversa, ognuno secondo il suo stile, con cinismo il primo, con una prorompente fisicità, una debordante energia e una travolgente simulazione della follia il secondo.  E’ soprattutto questo terzetto che porta avanti il film, bilanciato dall'impenetrabile seriosità ed efficienza della governante russa che Antonia Liskova si sarà certamente divertita a impersonare. Quanto ai personaggi che di cognome si chiamano Ranieri, sono più deboli, ad eccezione del "burattinaio" Ettore attraverso cui parla il regista, che però di nomofobia ha sofferto e che forse guru dell’analogico lo è diventato attraverso la "cura" del film. Non convincono completamente tanto il figlio maggiore Claudio, troppo arrabbiato con il padre per ruggini passate, quanto suo fratello minore Claudio, che forse banalmente s'invaghisce della figlia di Olga, diventata improvvisamente carina dopo essere stata a lungo bruttina come Gollum. Non che questi personaggi siano scarsamente credibili o che gli attori che li interpretano non siano a fuoco, semplicemente non vengono abbastanza sviluppati, cosa del resto non sempre facile quando in una storia si gestisce una collettività. E quando si gestisce una collettività, a meno che non ci si chiami Ettore Scola, succede che qualcuno non venga fuori al 100%.  E’ il caso della bella e seducente Tea, che, in linea con un suo comportamento in rete, proprio non può fare a meno di mostrare le sue generose e impeccabili forme alla macchina da presa. E allora un po' viene da chiedersi: c'era davvero necessità di far vedere quel seno che sta sì a significare il corpo mercificato che poi rappresenta lato oscuro di Internet ma che sembra anche un escamotage per far guadagnare a Sconnessi più like? Sembra, abbiamo detto, e comunque è espressione di un esibizionismo generato da un vuoto interiore che spesso contraddistingue i più irriducibili internauti. Non a caso la mente che sta dentro quel perfetto involucro sogna di immortalare la realtà con una Polaroid da cui escono foto che si consumano e ingialliscono, come dovrebbero fare i ricordi ma non i rapporti umani, più autentici e intensi quando si coltivano a schermi spenti. E comunque, nella sua malinconia, la femme fatale di Giulia Elettra Gorietti è più vera di quanto si possa pensare e, tramite i suoi occhi in fondo tristi, Marazziti ci rimanda l'immagine di ciò che siamo diventati.  Una speranza però c'è in Sconnessi, ed è nella bambina di Margherita ed Ettore che sta per nascere. Magari, il mondo in cui si troverà a crescere si sarà stancato dei social e le persone che lo abitano avranno ricominciato ad incontrarsi al bar, per parlare guardandosi negli occhi e rammentare insieme le cose senza l'aiuto di Wikipedia… (Carola Proto - Cominsoon)