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Cinema Sarti Faenza
...E L'UOMO CREO' SATANA
mercoledì 21 novembre
...E L'UOMO CREO' SATANA
Regia: Stanley Kramer
Attori: Fredric March, Spencer Tracy, Gene Kelly, Dick York, Claude Akins
Paese: USA 1960
Genere: Drammatico
Durata: 127 minuti

Il film è la storia di un processo svoltosi a Dayton, nel 1925, a carico di un professore accusato di aver spiegato le teorie naturaliste di Darwin agli allievi di una scuola media. Il fatto, secondo le leggi del Tennessee, costituiva un reato e l'accusa era quella di corruzione di minorenni.

Nel raccontare l’annosa questione dello scontro tra creazionismo ed evoluzionismo, Kramer infatti (grazie anche alla lucida sceneggiatura di Young e Smith) fa in modo che ogni personaggio abbia una funzione precisa. C’è appunto John Stebbins, il professore accusato (vittima sacrificale ed esempio di rettitudine etica), la sua fidanzata Rachel (in conflitto perenne tra l’uomo che ama e il padre reverendo), il giornalista E.K. Hornbeck (rappresentante spietato e cinico della stampa) e i due avvocati Henry Drummond e Matthew Harrison Brady (cioè, rispettivamente, i cervelli che dovranno sostenere le idee delle tesi evoluzioniste contro quelle creazioniste). Logico che il film insista in modo particolare sul processo; per far sì che il ritratto dell’eccessiva stupidità dell’accusa emerga agli occhi dello spettatore, si cerca infatti di mettere in risalto − forse a tratti in un modo un po’ troppo verboso − tutte quelle situazioni che possano provocare la giusta tensione emotiva e ideologica, ma bisogna anche ammettere che qualche tocco raffinato − soprattutto nelle contraddizioni morali che la piccola comunità di Dayton fa pian piano emergere − è sicuramente presente. Come quando, durante la manifestazione di protesta contro l’insegnamento delle tesi evoluzioniste, a un gestore di un banchetto che vende hot dog viene fatta una domanda su che cosa ne pensi lui di tutta l’intera faccenda, l’omino risponde perentorio: “Non ho opinioni signore. Le opinioni danneggiano il commercio”. Insomma, sotto sotto − ma nemmeno troppo sotto −, tra tutte le divinità, l’uomo dimostra di amarne sempre e comunque una più delle altre, e quella è proprio il dio denaro. Nel finale, terminato il processo, l’ultima inquadratura accompagnerà un inizialmente titubante Drummond a portarsi dietro, oltre a L’evoluzione della specie, anche La Bibbia rimasta su uno dei tavolini dell’aula di tribunale. Uscendo di scena con entrambi i libri rafforzerà il concetto-fulcro dell’intero film: la difesa a spada tratta del libero arbitrio. Ma allo stesso tempo sarà rappresentante, anche un po’ subdolamente, di una certa forma di equilibrio − in parte malsana − che è sempre stata la cifra stilistica principale di tanto cinema hollywoodiano. Perché alla fine, è sempre meglio non rischiare mai troppo: “chi getta scompiglio in casa propria erediterà vento, e lo stolto sarà servo di chi è saggio di cuore”. (Gabriele Baldaccini - Mediacrtitica)