SCHEDA DEL FILM

Cinema Italia Faenza

1-2-3 e 9-10 novembre

IL RE LEONE

  • Regia: Jon Favreau
  • Distribuzione: Walt Disney
  • Nazione: USA 2019
  • Genere: Avventura
  • Durata: 118 minuti
  • Orari

    ven 1: 15.00

    sab 2 e 9: 17.00

    dom 3 e 10: 15.00

Trama del film

Simba è il futuro re, il cucciolo di Mufasa, sovrano temuto e rispettato, che non cerca la guerra e sa stare entro gli ampi confini del proprio regno. Ma qualcuno trama nell'ombra per sovvertire l'ordine costituito e le promesse future: è Scar, l'invidioso fratello minore di Mufasa, pronto a macchiarsi del più atroce delitto e a prendere il potere con l'inganno. Esiliato e convinto a torto di essere responsabile della fine dell'amato padre, Simba cresce lontano dalla Rupe dei Re finché il passato non torna a cercarlo e a domandargli di assumersi le sue responsabilità.

Commento

Il re leone non è un remake. A distanza di venticinque anni, il cartone del 1994 resta tra i classici Disney più amati da intere schiere di generazioni, che di quella linfa shakespeariana unita alla meraviglia di un compartimento emotivo e musicale hanno fatto tesoro, apprendendo che i grandi re del passato ci guardano da lassù, mentre i migliori animatori si aggirano nei corridoi di qualche ufficio americano riposto sulla Terra. Ma il gioco del non toccare i ricordi della nostra infanzia non fa più presa sul magnate Topolino, anzi, non ha mai portato ad altro se non a continue proposte di live-action e a film d’animazione revisionati per essere riproposti a quel pubblico che, in ogni caso, sarebbe tornato al cinema per il proprio classico preferito e a quella nuova leva di giovani spettatori che, alle volte, non hanno avuto neanche l’impareggiabile fortuna di vedere il prodotto originale. Il re leone non è un remake. Non è un remake e né un live-action. E, di certo, non è nemmeno più così classico. Presa in mano la direzione del film dall’attore, produttore, sceneggiatore e regista Jon Favreau, la versione che nel 2019 ci propone la Disney è la più sorprendente visione che l’industria poteva offrire dei luoghi africani e di quell’universo naturalistico e animale che gli anni Novanta avevano presentato con tratto animato. Il nuovo Il re leone è la ripresa shot by shot del racconto di Simba e delle terre del branco, la tecnica del photo real abbinata all’assoluta ripresa di una storia che non muta nessuno di quei risvolti ben conosciuti e che avevano reso consistente e ammaliante un capolavoro dell’animazione come quello diretto da Roger Allers e Rob Minkoff. E se la copia carbone del cartone rende vacua la scelta di riprendere pedissequamente la narrazione scritta a suo tempo dal trio Irene Mecchi, Jonathan Roberts e Linda Woolverton – rimaneggiata per l’occasione dallo sceneggiatore Jeff Nathanson e allungata nonostante tutto di circa una mezz’ora in più di tempo -, la sua resa cinematografica vale da sola l’esperienza in sala. Pur in quella presunta freddezza dei personaggi, quelle espressività che era giacché improbabile poter riflettere con ingombranti sottolineature – discorso che può non sussistere se si guarda all’effetto straniante di animali verosimili che parlano tra loro -, la qualità raggiunta dallo studio colpisce per le vette toccate e, a ben dire, superate, in un lavoro di composizione digitale che lascia esterrefatti per la propria manifattura. L’impatto visuale de Il re leone è l’impressionante quanto sconvolgente maestria di un cinema che non arresta mai se stesso, che allontana ancora una volta l’asticella di ciò che è impossibile realizzare e che ne concretizza tutto il suo potenziale nel film di Jon Favreau. Un’opera che rimanda a un mondo fuori, che viene ricostruito completamente in interno, con un realismo che porta a interrogarci sui futuri immaginabili dell’arte cinematografica e del suo artigianale approccio alle tecnologie del millennio. Come in quell’inesorabile, continuo cerchio della vita, così i film si arrestano e si rigenerano per reinventare ogni volta la propria forma, in un’evoluzione che porta al superamento dei propri stessi successi e dona al pubblico situazioni d’immersione totalmente nuove. Non potendo, dunque, prescindere dalla lode obbligatoria che Il re leone di Favreau merita per il suo operato, il film vive di quel doppio statuto che lo vede, da una parte, come prodotto innovativo senza pari e dall’altra esercizio di ripetizione al limite della futilità, forse meno empatico di quanto avrebbe potuto – e dovuto – essere. Per far scintillare, però, la versione odierna del film, bastano le commoventi note della colonna sonora composta già nel ‘94 da Hans Zimmer, puro incantesimo per accendere la magia e farci alzare ancora una volta lo sguardo verso quel cielo fatto di re e di stelle. Con gli ottimi arrangiamenti sonori delle famosissime canzoni scritte da Tim Rice e Elton John, con l’aggiunta di due singoli che arricchiscono la resa finale del film di Jon Favreau, Il re leone è un passo verso un domani che non può lasciare indifferenti, per un cinema in cui ormai tutto è possibile e che aspettiamo di vedere dove ci porterà più avanti. (Martina Barone - Cinematographe

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