SCHEDA DEL FILM

Cinema Italia Faenza

martedì 1° ottobre

SUBMERGENCE

  • Regia: Wim Wenders
  • Attori: Alicia Vikander, James McAvoy, Alex Hafner, Audrey Quoturi, Celyn Jones
  • Distribuzione: Movies Inspired
  • Nazione: USA/Germania/Francia/Spagna 2017
  • Genere: Drammatico/Sentimentale/Thriller
  • Durata: 112 minuti
  • Orari

    mar 1: 21.15

    Ristorante della serata Osteria del Mercato

    Menù: pasta o pizza o insalatona + dessert e bevanda € 14,00

Trama del film

James e Danielle, un cooperante internazionale che in realtà lavora per lo spionaggio britannico e una bio-matematica che studia i fondali degli oceani, s'incontrano su una spiaggia della Normandia e s'innamorano. Dopo la vacanza, lui volerà in Somalia per un'operazione di intelligence che prevede come copertura la partecipazione a un progetto idrico in una zona dominati dagli estremisti islamici, lei invece scenderà nelle profondità del Mar Glaciale Artico per sondare il buio degli abissi: nonostante ciò decidono di restare uniti e promettono di rivedersi. James, però, sarà preso in ostaggio dai jihadisti e Danielle porterà avanti la sua missione preoccupata dal silenzio dell'uomo che ama.

Commento

L'ingombrante nome di Wim Wenders in cartellone ha probabilmente avuto un peso nell'esagerato bagno di sangue critico e commerciale che ha accolto un film come Submergence. In realtà, pur andando incontro a una serie di criticità tutto sommato prevedibili, il film ormai targato 2017 entra di diritto nella filmografia del suo autore come innesto coerente.  Submergence non avrà molto a che spartire con i classici di Wenders (ma questo si potrebbe dire della maggior parte della sua produzione degli ultimi decenni), ma rappresenta un approccio al cinema commerciale infinitamente più compiuto rispetto a quello sviluppato da altri autori (Tornatore o von Donnersmarck, per citare due nomi). Budget medio-alto, coproduzione europeo-americana, cast anglofono e melò-thriller per tutte le stagioni: le componenti del sottogenere ci sarebbero tutte.  In un contesto potenzialmente così arido, Wenders riesce comunque a infondere al proprio film l'impronta del suo sguardo. In fondo è da sempre stato un autore “sensibile”, emotivo, più portato al sentimento, e il suo approdo al melodramma è una tappa credibile. Nel plot, nelle inquadrature e nei percorsi dei due protagonisti è persino possibile scorgere un continuum, un filo rosso verso certi eroi del suo cinema passato. A modo suo, già questo è tanto.  Una storia come quella  di Submergence, giocata su un amore a distanza, sul destino di separazione che colpisce due amanti, non fa certamente leva sugli avvitamenti narrativi. E il copione di Erin Dignam (tratto dal romanzo omonimo di J.M. Ledgard) non fa molto per elevare il dramma. Sta duque alla regia di Wenders provare a leggere tra le righe, puntare la cinepresa su quegli spunti invisibili e cogliere le visioni nascoste in un testo di poca cosa.  Submergence è diviso abbastanza brutalmente in due tronchi. L'innamoranento: unità di spazio e tempo, monologhi, piani sequenza; l'allontamento: distanze spaziali e temporali, montaggio alternato, movimento e azione. La prima parte è forse la migliore: il centro sono i corpi dei due attori protagonisti, convintissimi e fisicamente votati alla causa, probabilmente motivati dalla presenza stessa del veterano in regia. Wenders ritrae lo svilupparsi del rapporto tra i due interessanti personaggi attraverso primi piani sinuosi e patinati, lunghe scene di confronto e dialogo. Poi l'idillio finisce, e il film cambia ancora.  La seconda parte è cinematograficamente forse più interessante, ma meno potente: Dani recede al ruolo di Penelope in attesa, e il film vira su una svolta politica piuttosto pretestuosa. Troppi cliché, troppa insistenza sulle sequenze di James e del suo conflittuale rapporto con terroristi da cartolina. Ampio spazio, invece, lo acquistano le riflessioni tra il mistico e il naturalista di Wenders: affidandosi quasi esclusivamente a inquadrature mute e stacchi di raccordo (superando in questo senso la tentazione dei flussi di coscienza malickiani), vediamo colmarsi la distanza di personaggi, di anime e di mondi (l'Europa civilizzata e l'Africa sanguinaria) attraverso il contatto con elementi primari quali luce, sole, rocce; e ovviamente l'acqua, centrale fin dal titolo, nel suo eterno doppio ruolo di Madre generatrice e mortifero oblio uterino. E' questo brodo primordiale dell'umanità, in cui Dani intende immergersi per trovare l'origine della vita, che si rivelerà il tramite tra i due amanti oltre lo spazio e il tempo.  L'occhio personale del regista rende in fin dei conti impossibile scambiare il  film con un prodotto di largo consumo. Poco oltre non si va, ma l'anima di Wenders è presente, e il suo sguardo pure. (Saverio Felici - cineforum)

Trailer

Suggerisci agli amici:
TOP