SCHEDA DEL FILM

Cinema Italia Faenza

lunedì 20 - martedì 21 gennaio

BOTERO

  • Regia: Don Millar
  • Distribuzione: Wanted
  • Nazione: Canada 2019
  • Genere: Documentario
  • Durata: 82 minuti
  • Orari

    lun 20 - mar 21: 21.15

    lunedì+martedì Cult Movie

    Cenetta Gourmet all'Osteria della Sghisa € 14,00

    Menù : tagliatella al ragù o stinco di maiale e patate al cartoccio + biscotteria secca + calice di vino

    Gradita prenotazione allo 0546-668354

Trama del film

“Let yourself be” è il motto di Fernando Botero (Médellin, 1932), il pittore e scultore noto in tutto il mondo per le sue figure enormi e massicce, prettamente ritratti umani. “Lasciati essere te stesso”. Botero è riuscito a realizzare questo concetto, mantenendo la sua personale identità di pittore fuori dagli schemi di un’estetica condivisa sin dall’inizio, dall’ardua partenza del suo percorso artistico nella città natale, la tragica e violenta Médellin in Colombia, fino a giungere nelle capitali dell’arte, quelle città dove un artista, dopo aver letteralmente sofferto la povertà, può riuscire, con tenacia, determinazione e lavoro, a diventare qualcuno.

Commento

Questa è la storia di Botero, il film di Don Millar sul pittore colombiano che, tra Parigi, New York, Milano, la Cina, la Colombia, Montecarlo e Pietrasanta dove ha lo studio dal 1983, è riuscito a farsi conoscere e apprezzare con le sue figure contro avanguardia.  Grosse donne e uomini, cavalli dalle sembianze grassocce, di matrice classica ripresa da Paolo Uccello, ritratti e proporzioni esagerate, seppure riprese dai grandi classici che Botero ha sempre studiato e ammirato, da Piero della Francesca a Leonardo, da Dürer a Manet. Grazie a questi modelli e all’esercizio del disegno Botero crea una palette di colori personale e una plasticità nelle figure riconoscibile.  Il film racconta il percorso dell’artista dalle sue radici, al trasferimento a New York con soli venti dollari, fino alle prime commissioni private e poi a quelle pubbliche che lo hanno spinto verso una fama internazionale e particolare. Il regista ha scelto Botero come soggetto proprio per la fascinazione della sua figura di “star” nell’arte, pur non essendo, da molti, considerato un artista puro. La narrazione è scorrevole e completa e procede parallelamente tra passato e presente grazie alla affettuosa conversazione tra Botero e i suoi figli, seduti a un tavolo di un ristorante a New York.  È nella città americana infatti che due figli di Botero vivono, grazie alle peripezie e al grande lavoro del padre che si è reso solido sul mercato sin dagli anni ’90, dopo aver disseminato piazze e luoghi importanti – è il primo artista ad esporre delle sculture sugli Champs-Élysées (1992) – di tutto il mondo. La figlia Lina lavora per lui: è infatti in un vecchio magazzino non aperto per anni che mostra al regista delle tele con dipinti e disegni del padre appartenenti agli esordi pittorici.  Chissà quanto varranno adesso? Ed è con passione e amore che i figli raccontano della caparbietà del padre, dell’affetto nei confronti della sua famiglia, della dolorosa perdita del piccolo figlio Pedro nel 1974 in un incidente stradale, che ha fortemente influito sulla pittura di Botero. Una famiglia espansa e talmente amata che, una volta all’anno, viene richiamata per una grande riunione con figli e nipoti nella bella dimora di Pietrasanta, in Toscana.  La “Mona Lisa”, la “Cabeza”, il “Gatto” a Barcellona, gli autoritratti, le sculture delle colombe – tra cui la simbolica in piazza San Antonio a Medellin, lasciata distrutta dopo una rivolta politica nel 1995, come segnale di un dramma da non nascondere -, sono ormai dei simboli che piacciono alla gente, per questo Botero è riuscito a farsi spazio nel mondo. (Rossella Farinotti - MYmovies)

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