SCHEDA DEL FILM

Rocca Brancaleone Ravenna

martedì 26 luglio

LA FIERA DELLE ILLUSIONI

  • Regia: Guillermo Del Toro
  • Attori: Bradley Cooper, Cate Blanchett, Toni Collette, Willem Dafoe, Richard Jenkins
  • Distribuzione: Walt Disney
  • Nazione: USA 2021
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 150 minuti
  • Orari

    mar 26: 21.30

    Vietato ai minori di 14 anni

Trama del film

Un giovane e ambizioso giostraio, che riesce a manipolare le persone con poche parole precise, conquista una psichiatra che si rivela essere ancora più pericolosa di lui. Lavorano al luna park anche Molly Clem e Bruno.

Trailer

Commento

Dopo aver coronato con l’Oscar per La forma dell’acqua i suoi primi venticinque anni di carriera cinematografica, Guillermo Del Toro ha deciso di ripartire da un romanzo che Ron Perlman gli aveva regalato nei primi anni novanta: Nightmare Alley di William Lindsay Gresham.

Chi ha amato le atmosfere fiabesche e zuccherose de La forma dell’acqua, probabilmente non troverà molto a cui aggrapparsi in questo torbido, angosciante La fiera delle illusioni.  I personaggi qui sono virati al nero, ambigui, avidi, approfittatori: difficile parteggiare per qualcuno di loro, se non forse per l’ingenua Molly, l’unica anima candida, in mondo di lupi, pronti a sbranarsi l’un con l’altro.  Il fatto che Del Toro comincia il suo film, instillandoci il dubbio che anche il suo protagonista non sia altro che un assassino poco di buono, ci mette subito in una posizione di diffidenza nei suoi riguardi.  Lo percepiamo poi subito come un uomo del destino, capace di afferrare il proprio senza scrupoli, approfittando delle situazioni, della sua faccia da schiaffi e di una scaltrezza contadina che gli è rimasta addosso, anche nella grande città.  Solo che il mondo in cui si addentra è assai più inquieto e mutevole di quanto non immagina. Le apparenze ingannano, le donne tradiscono, gli uomini servono solo il proprio ego e il potere.  E così il racconto dell’ascesa di un uomo che pensa di essere capace tenere a bada i suoi peggiori istinti e di manipolare la mente degli altri, diventa quello della sua caduta rovinosa, preda degli stessi inganni – questa volta assai meno innocenti – che lui pratica per vivere.  Del Toro usa in modo sapiente gli ingredienti drammatici del noir classico, senza tuttavia indugiare nei cliché visivi che di solito vi si accompagnano, amplificando così l’ambiguità morale del suo film e lasciando costantemente lo spettatore in un limbo da cui può solo osservare l’inesorabile arco narrativo che circolarmente chiude il protagonista in una morsa da cui non riesce ad uscire.  Questa volta Del Toro costruisce il suo piccolo universo narrativo, non attraverso l’uso di maschere deformanti, ma nascondendo dietro i volti levigati dei suoi attori, una natura brutale e animalesca. Ed è spiazzante perchè sembra porsi all’opposto rispetto al percorso fin qui condotto, alla ricerca di magia e umanità dentro gli angoli più oscuri della natura umana. Forse la prima parte funziona meglio della seconda, in cui il meccanismo è più scoperto e prevedibile.  Il film era stato pensato per Leonardo Di Caprio, probabilmente più adatto di Bradley Cooper per il ruolo del protagonista, un antieroe che improvvisamente capisce di essere lui stesso la vittima di quell’inganno che pensava di governare.  La Blanchett sembra nata per il ruolo della femme fatale, così come Rooney Mara per quello dell’anima pura.  A Willem Dafoe e a Tim Blake Nelson toccano i ruoli dei capo giostrai, custodi dei segreti di tutti, aguzzini implacabili e sfruttatori delle debolezze altrui.  David Strathairn e Toni Colette sono i mentori di Stan, Pete e Zeena: inutilmente cercheranno di avvertire il protagonista della pericolosità di spingere l’inganno oltre i confini del palcoscenico.  La fotografia del danese Dan Lautsen, collaboratore di lunga data di Del Toro, è notturna e densa, ma con meno tagli di luce di come ce la saremmo aspettata, mentre il lavoro della scenografa Tamara Deverell è sorprendente, sia nei colori dorati e nel legno dello studio art-deco della dottoressa Ritter, sia nella grande casa del magnate Ezra Grindle così come nella cartapesta decadente delle fiere di paese.  Come ha scritto Debruge su Variety, La fiera delle illusioni è “una favola morale meravigliosa e fantasticamente sinistra sulla crudele prevedibilità della natura umana e sul modo in cui interi sistemi – dai giostrai e dai truffatori, agli strizzacervelli e ai predicatori della domenica – sono progettati per sfruttarla“. (Marco Albanese - stanzedicinema)

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