SCHEDA DEL FILM

Cinemadivino

giovedì 21 luglio

CRY MACHO - FORESTERIA CAVICCHIOLI

  • Regia: Clint Eastwood
  • Attori: Clint Eastwood, Dwight Yoakam, Fernanda Urrejola, Horacio Garcia Rojas, Ana Rey
  • Distribuzione: Warner Bros
  • Nazione: USA 2021
  • Genere: Drammatico/Western/Thriller
  • Durata: 104 minuti
  • Orari

    Foresteria Cavicchioli

    Via Due Madonne 5 - San Prospero (MO)

    giovedì 21 luglio

    accoglienza dalle ore 19.30

    proiezione ore 21.30

    Prenotazioni

    Cinemadivino3665925251

Trama del film

Una ex star di rodeo e allevatore di cavalli trova un modo per riportare dal Messico il figlioletto del suo ex capo allontanato dalla madre alcolizzata. Durante il loro viaggio, l’uomo trova la redenzione insegnando al ragazzo cosa significa essere una brava persona. Tratto dall’omonimo libro e storia reale di N. Richard Nash.

Trailer

Commento

Il titolo, Cry Macho, suona come un ossimoro. "Macho" esprime la natura esagerata e aggressiva della mascolinità, "cry" un versamento di emozioni 'inconciliabile' col machismo. L'uomo virile non piange, mai, o così almeno ci hanno fatto credere. Gli uomini di Eastwood, invece, si nascondono per piangere. Dietro le spalle alle volte, sotto al cappello questa volta.  Novantuno anni e sessantuno di cinema, Clint Eastwood non ha ancora finito con la (sua) virilità o forse sì. Perché a guardarlo bene Cry Macho non è un'opera introspettiva. Certo, in sostanza Eastwood 'commenta' il suo personaggio cinematografico ma sono brevi passaggi, serve accontentarsi e rivedere Gli spietati per trovare soddisfazione e un crepuscolare esame di coscienza in forma di bilancio.   Cry Macho non rinnova il genere che ha fatto la gloria dell'attore, rimane in superficie e contraddittorio a dispetto del titolo, un appello a rivedere i codici della mascolinità. I due personaggi femminili sono confinati in vecchi cliché: da una parte Leta, la madre instabile di Rafael, ebbra di vino e di uomini, dall'altra Marta, la locandiera generosa e dispensatrice di un casto amore. La puttana e la santa, difficile essere più reazionari di così. Il regista dei Ponti di Madison County ci ha abituati a un mondo migliore (Eastwood è politicamente conservatore e socialmente progressista) ma la questione è altrove e bisogna leggere i segnali lungo il cammino. Cry Macho svolge due film insieme: un road movie, interrotto da un lungo intermezzo bucolico, e un western esistenziale, che ha il ritiro dal mondo come unico orizzonte. C'è evidentemente il western, che evoca i suoi primi fatti d'arme e i suoi ultimi cowboy nichilisti, ma l'emozione si gioca soprattutto sul corpo dell'attore, fragile e inarcato, che ha vissuto tutto e il cui potere evocativo permette ancora di apprezzare quegli sforzi sgangherati e rudimentali. Di ammirare il rigore del classicismo, una forma di sobrietà efficace che assomiglia a Eastwood, che assomiglia a Mike, che assomiglia al film.  Modellato secondo il suo stile, il suo ritmo e i suoi (tanti) anni, Cry Macho è un western a velocità ridotta. Un avanzare flemmatico che argomenta a favore della gentilezza e della probità mentre calcola (letteralmente) le pause per la siesta. Perché il suo protagonista ha troppe primavere e nessuna cura per la vecchiaia, che si vive e basta. La si affronta con franchezza portando ogni sera a casa, come il vecchio cane di una campesina, la propria carcassa stanca. A riposare, a ballare, a cercare l'amore, dopo quello impossibile di Madison County, o magari un rifugio dalla bufera del mondo. E a piedi Clint Eastwood è più vulnerabile che a cavallo, fronteggiando i passi instabili della senilità con la sicurezza del suo punto di vista ("Guarda dove stai andando e vai dove stai guardando", mormora a Rafael).   Cry Macho guida piano, sussurra agli umani e soffia ai cavalli, parla lentamente e sottovoce, a immagine del suo eroe, sempre pronto a ritirarsi (lo dichiara dal 1993) e a rimontare in sella per un 'addio al passato' senza pretese, nemmeno quella delle 'parole'. La più parte del tempo, Clint Eastwood comunica con un grugnito, quel suono inarticolato che è stata la sua firma. Quanto a noi e alla dipendenza collettiva dal 'cavaliere pallido', godiamo di quei piccoli tocchi d'autore che moltiplica lungo il cammino. Guardarlo misurare qualcuno sullo schermo o girare di tre quarti la testa per lanciare meglio il suo sguardo accigliato a chi lo ha fatto (proprio) incazzare, è sufficiente a giustificare l'esistenza del film. I suoi occhi liquidi alludono a profondità sepolte, a un uomo già fuori dal tempo, che ha trovato finalmente il suo posto nel mondo. "It's never too late to find a new home". (Marzia Gandolfi - MYmovies)

TOP