SCHEDA DEL FILM

Cinema Teatro Comunale Conselice

domenica 26 novembre

DIABOLIK - GINKO ALL'ATTACCO

  • Regia: Manetti Bros.
  • Attori: Giacomo Gianniotti, Miriam Leone, Valerio Mastandrea, Monica Bellucci, Alessio Lapice
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Nazione: Italia 2022
  • Genere: Azione
  • Durata: 111 minuti
  • Orari

    dom 27: 17.30 - 20.30

Trama del film

È notte su Clerville. Dopo essersi arrampicato sulla parete del museo, Diabolik entra nell'edificio e riesce a rubare una preziosa corona. Ma non è l'unico colpo. Il Re del Terrore, con la sua complice e amante Eva Kant, s'impossessa anche del resto della collezione Armen durante una sfilata. In questo secondo furto però è caduto in una trappola tesa da Ginko e le ballerine derubate non erano altro che poliziotte infiltrate. L'ispettore e i suoi uomini riescono a trovare il suo rifugio dentro una montagna. Diabolik riesce a scappare ma nella fuga abbandona Eva che, per sottrarsi alle forze dell'ordine, si tuffa nel fiume. Ginko è convinto che il criminale prima o poi si farà vivo così fa sorvegliare giorno e notte il suo laboratorio in cui c'è tutta la preziosa refurtiva rubata negli anni. A mettersi in contatto con lui sarà invece Eva Kant che si vuole vendicare dopo essere stata tradita e gli propone un accordo per catturare Diabolik. Nel frattempo l'ispettore deve anche affrontare l'arrivo in città di Altea, Duchessa di Vallenberg, con cui ha una storia d'amore che però vuole tenere segreta.

Trailer

Commento

Perseverano, i Manetti. Più con coerenza che in maniera diabolika, va ammesso. Perché niente in questo loro secondo film sul Re del Terrore tradisce le premesse, lo stile, l’ideale e la filologia estrema del primo. Quello messo in piedi dai Manetti, creato dai Manetti, è un mondo che, appunto, ha un’estrema coerenza interna, e che per questo è capace di una solidità invidiabile da molti dei tanti “universi cinematografici” che si stanno creando. Dimostrazione massima della solidità fuori dall’ordinario del Diabolik-verse dei Manetti è il fatto che si siano potuti permettere di cambiare l’attore che interpreta il personaggio centrale, quello sotto il cui nome e la cui egida tutto esiste, senza che questo abbia scalfito in alcun modo la struttura.  Vi sento, a voi maligni, dire “certo, per come avevano fatto recitare Marinelli, va bene anche questo Gianniotti”, uno che viene da Grey’s Anatomy. Il punto, però, non è la recitazione straniata e atona che i Manetti richiedono a tutti i loro attori. Il punto, credo, è questo passaggio sia avvenuto indenne perché ai Manetti interessa più un mondo, che non un personaggio. Personaggio che peraltro, nel primo film e anche in questo Diabolik: Ginko all’attacco! è un’entità ai limiti dell’astratto, un’icona, un’ombra che incombe su tutti gli altri. Altri che sono i veri motori della storia. In Diabolik c'era Eva, al centro di tutto. L’Eva glaciale, hitchcockiana di Miriam Leone, che qui mantiene certe sue caratteristiche, ammorbidendole giusto un po’, per lasciare però il centro della scena al Ginko di Valerio Mastandrea, che appare ancora più immoto, perché gravato dal peso della sua ossessione da un lato, e dall’altro invece dai i turbamenti del cuore, dall’amore per Altea, una Monica Bellucci digitalmente ritoccatissima nel volto e dal curioso accento vagamente est europeo che (dice lei) le è stato chiesto dai Manetti in persona. Immoto Ginko, ma al tempo stesso ancora più umano, maigretiano. Soprattutto, ancora più determinato, e febbrile, nella sua ossessione per la cattura di Diabolik. E quindi, come suggerisce il titolo, all’attacco, nel tentativo - ovviamente vano - di essere un passo avanti, avendo fatto la prima mossa. Chiunque abbia però mai letto un albo di Diabolik, e non necessariamente proprio quello omonimo che è alla base di questo film, sa benissimo che l’astuzia criminale ha sempre la meglio di quella della polizia. E aver fatto la prima mossa, essere un passo avanti, è, per Ginko e chi lo attornia, sempre un’illusione. Anche per questo non è difficile capire cosa stia davvero succedendo, in Diabolik: Ginko all’attacco!. Cosa stia succedendo davvero sotto alle maschere, alle trame, agli inganni, alle superfici che si sovrappongono. Ma, ancora una volta, vagheggiare, intuire, sapere quel che sta per accadere non è qualcosa che spezza l’illusione del Diabolik-verse, ma paradossalmente lo rafforza. Rispetto a quanto avveniva nel primo film, visto lo scorso anno ma pronto da due, i Manetti hanno deciso di essere più indulgenti nei confronti dei loro spettatori, senza però tradire le regole di stile e fedeltà alle tavole del fumetto che si sono auto-imposti, e che tante difficoltà causano (comprensibilmente) in alcuni. La mano tesa è quella di un maggiore dinamismo narrativo, che rende questo secondo film di Diabolik molto più vicino all’action e al thriller di quanto non avvenisse nel suo predecessore, come si capisce benissimo dal colpo d’apertura, o per quello successivo, che si lega a una sequenza di titoli di testa dichiaratamente bondiana, e che è poi il vero inizio di una vicenda nella quale colpiscono moltissimo le location, l’attenzione formale nella messa in scena, e quella ossessiva ai dettagli del décor anni Sessanta che rimane pervasivo in ogni inquadratura.  È vero che non tutto fila sempre liscissimo, ma c’è una composta ma evidente evoluzione nello stile e nelle atmosfere, dal primo film a questo, che spinge a chiedersi dove arriveranno i Manetti nel terzo film di Diabolik, già girato back-to-back con questo. Ancora di più continua a essere vero che la cura, la radicalità e la dedizione dei Bros. nel mettere in scena il mondo di Diabolik e del fumetto sono meritevoli di grande rispetto cinematografico, ma anche che, proprio per la natura mai compromissoria di certe scelte, ci si chiede se sia lecito aspettarsi da questo film, come forse alcuni fanno, degli incassi da blockbuster. Perché il Diabolik dei Manetti era e rimane più intellettuale, che pop in senso tradizionale.Tutto di testa, e poco di pancia. A dispetto del calore evidentissimo dell'ottima colonna sonora di Pivio e Aldo De Scalzi, che giocano con il prog in maniera seducente e trascinante. (Federico Gironi - ComingSoon)

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