SCHEDA DEL FILM

Cinema Centrale Imola

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NAPOLEON

  • Regia: Ridley Scott
  • Attori: Joaquin Phoenix, Vanessa Kirby, Tahar Rahim, Rupert Everett, Mark Bonnar
  • Distribuzione: Eagle Pictures
  • Nazione: USA/Gran Bretagna 2023
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 158 minuti
  • Orari

    ven 1: 21.00

    sab 2: 18.00 - 21.00

    dom 3: 15.30 - 18.30 - 21.15

    lun 4: 21.00

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Trama del film

A partire dalla Rivoluzione francese del 1789, Napoleon segue la parabola dell'ascesa al potere supremo di Napoleone Bonaparte da sconosciuto militare, capitano d'artiglieria, a Imperatore. Oltre alle armi, alle battaglie e alle strategie politiche, il film racconta da vicino la burrascosa storia d'amore di Napoleone con Giuseppina.

Trailer

Commento

Lo sguardo del Napoleone Bonaparte di Joaquin Phoenix e Ridley Scott è torvo, assonnato, insicuro, venato di follia. Si illumina, ma nemmeno troppo, quando arringa i suoi soldati; di più, quando vuole far sesso con la sua Giuseppina: un sesso che è inevitabilnente frettoloso, goffo. Ridicolo. Il Napoleone Bonaparte di Joaquin Phoenix e Ridley Scott ha la nausea prima di assaltare un fortino a Tolone per liberare dall’occupazione inglese, per poi partire all’assalto a cavallo sprezzante di ogni pericolo, e si addormenta di fronte agli interlocutori che gli parlano di politica. Il Napoleone Bonaparte di Joaquin Phoenix e Ridley Scott, più che dell’altezza - sulla quale pur si gioca con una certa qual discrezione, in questo film - ha il complesso dell’essere còrso, forse un po’ pure quello di Edipo. È un bambino capriccioso e imbronciato, dotato di incredibili capacità tattiche e militari, tragicamente negato nelle relazioni sociali e diplomatiche. L’ambizione - che pure è lì, innegabile, tirannica nei suoi stessi confronti - è in fondo figlia delle pressioni familiari (il fratello Luciano, vicario della madre), e del suo fallimentare tentativo di far sì che Giuseppina gli sia fedele, e gli dia un figlio. E se Napoleone sarà in qualche modo incapace di conquistare completamente la donna che ama in maniera sconsiderata - tossica, si direbbe oggi, e lo stesso si direbbe della relazione tra lui e Giuseppina - allora ecco che vorrà conquistare l’Europa tutta. Il prezzo, in termini di felicità personale e di vite umane, sarà altissimo, ricorda Scott.    In qualche modo, l’impressione è che il Napoleon del regista inglese - uno che a 85 anni suonati gira con una visione, una vitalità, una foga e una consapevolezza da far venire la voglia, si spera, di appendere la macchina da presa al chiodo a colleghi che hanno la metà dei suoi anni - sia un film che racconta la tragedia di un uomo ridicolo. Ridicolo e grandissimo al tempo stesso, giacché non è tanto il personaggio Napoleone Bonaparte, nel mirino di Scott, quando l’idea stessa del potere. Un potere che può essere assoluto politicamente, ma umanamente risibile, grottesco, di insospettabile fragilità psichica. Anche per questo, oltre che per altro, stare a discutere dell’accuratezza storiografica di questo film è esercizio futile, nonché superfluo. La versione cinematografica del film, da 157 minuti, avrà sicuramente risentito dei tagli eseguiti rispetto alla versione lunga che andrà in streaming su Apple Tv+, ma sono pronto a scommettere che non sono state le scelte “obbligate” a dare a Napoleon l’andamento insolito, straniato, a tratti quasi un po’ allucinato che ha. Più che il tradizionale biopic hollywoodiano che sarebbe più che lecito aspettarsi da una produzione di questo tipo, e tutto sommato perfino da un regista come Ridley Scott, questo Napoleon assomiglia in parte - per certi toni, certi andamenti e certe sfumature - ai film biografici di Pablo Larrain, e arriva in alcune specifiche e isolate circostanze a richiamare quasi le atmosfere di alcune opere di Nicolas Winding Refn: Pusher III, Drive, perfino Valhalla Rising.    Poi certo, c’è, anche, tutto quel che da Scott ci si può aspettare: la muscolarità visiva, le grandi scene di massa e di battaglia, l’imponenza complessiva della messa in scena. Eppure, quasi sempre, arriva il dettaglio obliquo, bizzarro, financo ridicolo, che spinge a chiedersi che cosa stia davvero succedendo. Come se il tentativo fosse quello di sperimentalizzare il blockbuster epico tradizionale. In questo, e anche nel rapporto tra i sessi, nella dipendenza totale e succube del Bonaparte nei confronti della sfrontata, libera e intelligentissima Giuseppina, Scott sembra voler riaffermare - lui, regista del primo Alien - una supremazia del femminile nei confronti del maschile che, in modi diversi, e con significati diversi, emergeva giù nei suoi ultimi film. In uno dei momenti chiave del film, nel quale Napoleone, tornato di corsa in Francia dalla campagna d’Egitto quando è venuto a sapere che Giuseppina lo stava tradendo, si confronta con la moglie fedifraga, il protagonista di questo film, mosso (quasi) inconsapevolmente come un burattino dalla donna, ammette di “essere solo un bruto”, che non è nulla senza di lei. E questo poco dopo aver dichiarato con veemenza, con evidente valenza psicanalitica, di non essere affetto dalle “meschine insicurezze” dei piccoli uomini. Ancora una volta, una delle tante, Napoleone esce ridicolizzato da un confronto con la donna che ama (e che comunque lo ama) e in generale da diverse scene e situazioni di un film che, più che volerlo porre su un piedistallo, pare volerne demolire anche le ultime, residue valenze.    Il Napoleone di Ridley Scott e Joaquin Phoenix è quello che con un carisma innegabile è capace di tornare dall’esilio sull’isola d’Elba riconquistando con poche parole le truppe che incontra sul suo cammino, ma è anche, e soprattutto, quello che dopo Waterloo, oramai prigioniero degli inglesi, tiene ipnotizzati giovani marinaretti raccontando loro di come, se solo avesse potuto avere lui il controllo fisico di ogni singolo cannone sul campo di battaglia, allora sì che le cose sarebbero andate diversamente. È il Napoleone che, nel luogo del suo esilio definitivo, l’isola di Sant’Elena, parla a due bambinette che giocano di fronte a lui e si vanta di aver distrutto Mosca incendiandola durante la campagna di Russia. “Ma sono stati i russi stessi che non volevano la città cadesse in mano sua”, risponde una, dicendo il vero. Napoleone la guarda benevolo, borbotta qualcosa come un “guarda un po’ cosa insegnano ai bambini oggi”, e continua a mangiare il suo pranzo. Dopo le fatiche, le conquiste, gli amori, i trionfi e le cadute, il Napoleone di Ridley Scott e Joaquin Phoenix è nient’altro che questo: l’equivalente di un anziano pensionato che racconta storie un po’ mitomani sul suo passato a chiunque abbia a tiro. Che le storie siano vere o meno, non importa, l’impressione è la stessa: quella di un piccolo uomo un po’ ridicolo che ci fa un po’ pena, un po’ tenerezza. (Federico Gironi - Comingsoon)

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