SCHEDA DEL FILM

Cinema Sarti Faenza

giovedì 22 febbraio

KRIPTON

  • Regia: Francesco Munzi
  • Distribuzione: ZaLab
  • Nazione: Italia 2023
  • Genere: Documentario
  • Durata: 107 minuti
  • Orari

    gio 22: 21.00

    Al termine del film collegamento in diretta con il regista Francesco Munzi

    Sarti d'Essai

Trama del film

Sei pazienti ricoverati in due strutture psichiatriche della periferia romana: uno è in balia di "pensieri troppo veloci" che non riesce a gestire e vede il mondo come qualcosa di fasullo del quale si rifiuta di far parte; un'altra, da quando aveva 12 anni, soffre di un disturbo alimentare che l'ha ridotta al lumicino; una ragazza dell'Est crede nell'oscurità e nell'esistenza dei "raptor" e vive nella nostalgia della bambina che le è stata tolta dai servizi sociali; un uomo è convinto di essere ebreo e che oggetti e forze superiori gli diano indicazioni che è costretto a seguire; un ragazzo e una ragazza di colore affrontano la realtà l'uno inseguendo l'empatia verso il prossimo, l'altra cercando di imparare l'italiano (ma attraversando le stanze della struttura come se fossero campi minati).

Trailer

Commento

E poi le loro famiglie, che li vengono a trovare e che non riescono più ad affrontare le enormi difficoltà di vivere con un figlio o fratello affetto da disturbi mentali, e gli psichiatri che giorno dopo giorno cercano di aiutare queste anime smarrite a ritrovare la strada di casa.  Kripton è il racconto che Francesco Munzi fa dei giovani ospiti di queste due strutture dopo aver passato cento giorni con loro nel 2022, avendo ben presente che in post pandemia c'è stato un aumento del 30% dei casi psichiatrici fra gli adolescenti, e che la malattia mentale è il loro modo estremo di reagire ad una società escludente e ostile, soprattutto verso i più giovani.  Il percorso terapeutico per ciascuno di loro (uno ha già 43 anni, ma è rimasto il bambino traumatizzato che era) è diverso e ci avvicina alle storie individuali, alternando momenti di completa irrazionalità (devastante la crisi di Dimitri, il ragazzo dai "pensieri troppo veloci") ad intuizioni profonde che ci fanno capire come alla radice di molti disagi psichici c'è una ipersensibilità che fa accorgere di più cose, vedere con maggiore spietata chiarezza ciò che non va nel mondo, soprattutto quello di oggi. Munzi ci impedisce di chiamarci fuori dalla loro sofferenza, anche quando, nell'ascoltare qualcuna delle loro affermazioni, ci viene (quasi) da sorridere per la loro assurdità.  Allo stesso tempo Kripton ci mette davanti alle difficoltà delle famiglie poco aiutate dallo Stato (nei titoli di coda il documentario ci ricorda i tagli selvaggi alle risorse della sanità pubblica, in particolare ai centri di salute mentale), e impotenti di fronte a situazioni cui, in parte, hanno contribuito facendo respirare ai propri figli lo stesso loro disagio, le stesse loro rabbia e frustrazione. E ci mostra il cammino irto di incognite dei terapeuti, che con infinita pazienza tengono aperto il dialogo con i degenti e le loro famiglie, cercando quanto più possibile di ricostruire fra loro, e con la società, il rapporto interrotto. Kripton è un viaggio fra "colloqui con forma di intervista, riprese di riunioni tra medico e paziente e tra i pazienti stessi e i loro familiari", condito di improvvise confessioni, squarci di verità che si aprono davanti ai nostri occhi, e che visibilmente sorprendono lo stesso regista.  Munzi alterna le riprese nelle comunità a immagini di repertorio, rigorosamente in luce naturale e senza l'utilizzo di "qualsiasi accorgimento tecnico che potesse intralciare o inquinare il rapporto con i protagonisti", che descrivono sia l'infanzia di questi giovani che le esplosioni di follia nelle loro menti, affidando a iconografie astratte la "smarginatura" della loro percezione del reale, senza mai fare pornografia del dolore. Il regista usa i primi piani ravvicinati o la musica come veicoli di empatia per il pubblico, chiamato a compartecipare senza chiamarsene fuori in un viaggio di conoscenza dell'animo umano in tutte le sue complessità, in quella "incapacità di fare una vita normale" che è anche un rifiuto di ciò che quella vita è diventata, in balia del culto dell'apparenza e del successo facile, della mancanza di ascolto e opportunità per i giovani, e di accoglienza per gli immigrati.  Quella di Munzi è una straordinaria fotografia del reale che non si limita ad essere una testimonianza ma che diventa un'adesione empatica alla sofferenza, espressa con grande pudore e senza spettacolarizzazione, ma non per questo priva di cura formale e di attenzione nel costruire un racconto accessibile al pubblico. Kripton racconta la fatica di vivere di chi si fa cartina di tornasole di un disagio contemporaneo, urlo di Munch di un mondo iper accelerato e ipertecnologico mirato alla performance esteriore invece che alla crescita interiore, e la ricerca estrema di una risposta alla domanda di senso che tutti ci poniamo - soprattutto oggi. (Paola Casella - MYmovies)

TOP