SCHEDA DEL FILM

Arena del Carmine Lugo

lunedì 26 luglio

IL CATTIVO POETA

  • Regia: Gianluca Iodice
  • Attori: Sergio Castellitto, Francesco Patané, Tommaso Ragno, Clotilde Courau, Fausto Russo Alesi
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Nazione: Italia 2021
  • Genere: Biografico
  • Durata: 106 minuti
  • Orari

    lun 26: apertura 20.30 - proiezione 21.30

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Trama del film

1936. Giovanni Comini è stato appena promosso federale, il più giovane che l'Italia possa vantare. Ha voluto così il suo mentore, Achille Starace, segretario del Partito Fascista e numero due del regime. Comini viene subito convocato a Roma per una missione delicata: dovrà sorvegliare Gabriele d'Annunzio e metterlo nella condizione di non nuocere... Già, perché il Vate, il poeta nazionale, negli ultimi tempi appare contrariato, e Mussolini teme possa danneggiare la sua imminente alleanza con la Germania di Hitler. Ma al Vittoriale, il disegno politico di cui Comini è solo un piccolo esecutore inizierà a perdere i suoi solidi contorni e il giovane federale, diviso tra la fedeltà al Partito e la fascinazione per il poeta, finirà per mettere in serio pericolo la sua lanciata carriera.

Commento

Gianluca Jodice esordisce alla regia del lungometraggio con Il cattivo poeta, del quale firma anche soggetto e sceneggiatura, utilizzando per i dialoghi di D'Annunzio solo le sue parole scritte o pronunciate in pubblico, e costruendo una storia volutamente inattuale che però ha evidenti ricadute anche sul presente.  La forma è convenzionale e antica, virata nei colori seppia, blu e grigio pietra, a volte squarciati dai verdi intensi dell'arredamento del Vittoriale all'interno del quale è stata girata parte del film. Gli ambienti sono importanti, soprattutto quelle architetture fasciste che giganteggiano su uomini ridotti a figurine. Anche il Duce, secondo una scelta registica molto azzeccata, è poco più che una sagoma del potere cui D'Annunzio, nella scena più bella del film, sussurra inascoltato il suo "memento mori".  L'impianto teatrale (molti attori del film provengono dal teatro, altra scelta di spessore) è evidente, ma in qualche modo necessario per raccontare una parabola archetipica sul potere e la libertà di pensiero. D'Annunzio, pur senza mai rinnegare la sua affiliazione fascista, è un ingestibile che non può fare a meno di parlare per sé, ed è questa la sua condanna. La grande popolarità ottenuta con "l'impresa di Fiume" ha smesso di portare acqua al mulino del Partito, e ora è un uomo solo con i suoi fantasmi e i suoi decori decadenti.  Comini, ben interpretato da Francesco Patanè, è poco più che una cartina di tornasole che consente al Poeta Vate di giganteggiare al suo fianco (e a fianco dei tanti "topi" che infestano la sua casa), ma Sergio Castellitto rifugge la tentazione di gigioneggiare e sceglie una strada sobria ed essenziale, una cifra ironica e dolente perfetta per questo D'Annunzio crepuscolare e (quasi) rassegnato. La sua è un'interpretazione monumentale concentrata in poche scene, tanto che si vorrebbe che il film lasciasse più spazio alla sua storia e meno a quella, obiettivamente meno interessante, del giovane protagonista.  C'è una grande cura formale nelle scenografie e i costumi, una grande eleganza nelle inquadrature simmetriche entro le quali i personaggi si muovono attenti a non turbare l'ordine che li circonda (tutti tranne il poeta, che invece sbuca da ogni dove, sparigliando le carte). È un mondo asfittico che spinge alla delazione (come il Cile di Tony Manero) e reprime tanto i sentimenti quanto gli ideali. Ma c'è anche un'attenzione specifica a colorare quella struttura composta di qualcosa di malato e delirante, come già nel Vincere di Marco Bellocchio.  "Tu sarai testimone della mia veggenza", dice il poeta al federale, ed è proprio la sua capacità visionaria che Jodice veicola attraverso una rigidità formale che sa di vecchio e polveroso, e invece rinnova il linguaggio cinematografico dal di dentro, come un cavallo di Troia. Il cattivo poeta diventa un elogio alla disobbedienza, i suoi dialoghi letterari si fanno metafore di un mondo in cui la parola aveva un peso e un'importanza che oggi non ha più: soprattutto la parola politica, che già secondo D'Annunzio era "il tradimento degli ideali, della passione autentica".  Il cattivo poeta ci ricorda di diffidare di chi "ha bisogno di un balcone" in questi "tempi da cielo chiuso", e mette a confronto la vitalità distorta e trasgressiva di un peccatore con la morte del pensiero autonomo e della volontà di agire secondo le proprie personali convinzioni. (Paola Casella - MYmovies)

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