SCHEDA DEL FILM

Cinema Mariani Ravenna

martedì 30 novembre

TITANE

  • Regia: Julia Ducournau
  • Attori: Vincent Lindon, Agathe Rousselle, Dominique Frot, Myriem Akheddiou, Théo Hellermann
  • Distribuzione: I Wonder Pictures
  • Nazione: Francia/Belgio 2021
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 108 minuti
  • Orari

    mar 30: 18.30 - 21.15

    Palma d'Oro Cannes 2021

    Vietato al minori di 18 anni

    2Days Cult Movie

    Prenota o acquista il biglietto online

Trama del film

Alexia ha una placca di titanio conficcata nel cranio a causa di un incidente passato. Ballerina in un 'salone di automobili', le sue performance erotiche la rendono preda facile degli uomini, che l'approcciano senza mezze misure. Ma Alexia uccide con un fermaglio chi si avvicina troppo e colleziona omicidi che la costringono a fuggire e ad assumere l'identità di un ragazzo, Adrien, il figlio scomparso dieci anni prima di un comandante dei pompieri. Lei è una macchina programmata per uccidere che cerca un rifugio, lui una divisa programmata per salvare vite che ha disperatamente bisogno di prenderla per qualcun'altro. Tutto li separa ma poi qualcosa improvvisamente li unisce per sempre.

Commento

Cinque anni dopo Raw, debutto 'incisivo' e oggetto insolito che giocava beatamente con le attese del genere horror, Titane le riduce in cenere, superando ogni limite e cortocircuitando codici e stereotipi.  Titanio è il nome del metallo che serve per fare le protesi ma è anche la resistenza che la protagonista oppone al mondo. Perché Alexia non ama gli umani e li uccide meccanicamente come un Terminator. Bionda e implacabile, si avvicina e si struscia (fino all'orgasmo) soltanto contro le carrozzerie fredde delle vetture.  Julia Ducournau, autrice che conferma il suo stordente talento visivo e la singolarità del suo universo, al confine con la serie B, accompagna la sua eroina con un uomo che ha il corpo di Rambo e si fa di dolore e steroidi. Due 'mostri' del cinema (anni Ottanta) si incontrano e generano una nuova umanità, un nuovo film di carne e metallo che evoca le sperimentazioni organiche del primo Cronenberg e, dall'altra parte dello spettro cinefilo, il gesto per il gesto di Leos Carax, soltanto più triviale. 'Alla guida' c'è addirittura Bertrand Bonello, il regista francese interpreta nel film il padre atono di Alex che provoca involontariamente il suo incidente.  La sua presenza silente incide su la seduzione ipnotizzante del suo cinema, restituendo la lucentezza vana ma erotica degli oggetti, la concretezza dei suoni, la bellezza dei corpi in movimento. Eppure Titane non assomiglia a nessun altro, meglio, assomiglia ad altri ma combinati in una maniera mai vista. Masticando gore e furore, Julia Ducournau assume la referenza dei suoi antenati ma poi scava, impasta, scolpisce, innova e si inventa. Inventa una dialettica orrorifica barocca e delirante, che travolge tutto, convenzioni, buon gusto, verosimiglianza per dispiegarsi furiosamente a immagine della sua eroina. Una fanciulla che ha incassato fino alla carne la sua misera infanzia e nell'età adulta eccede, eccede per meglio esistere, non importa a quale prezzo.  Il successo folgorante di Raw ha tolto ogni inibizione a Julia Ducournau che traccia una via originale nel cinema di genere francese e nel quadro ordinario della fiction francese. Come per il suo film precedente, Titane è una bomba metaforica. Più che un film d'orrore destinato a far tremare i velluti dei multiplex, è una fantasia sulla mutazione dei corpi e delle identità che pratica l'arte della messa in scena come una fede. Ogni sequenza fonde materie contrarie, metallo e olio motore, fiamme e lacrime, partorendo (letteralmente) un genere nuovo e non identificato.  La Ducournau non si nega niente e osa tutto, imbarcando lo spettatore sulle montagne russe di una narrazione a tutti i costi. La progressione orrorifica funziona a meraviglia e può contare su un corpo d'attore reinventato, Vincent Lindon, incarnazione tellurica e glutei nudi in primo piano, siringati di steroidi per restare potente. Ma è l'Alex di Agathe Rousselle, bellezza androgina che sopravvive grazie a una protesi tatuata sul cranio, a fare di Titane un film di genere e 'transgenere'. Ragazzaccia in divisa virile che danza sinuosa sul tetto del camion dei pompieri, si fa uomo per necessità non per desiderio.  Dopo la violenza mortale dei suoi atti, per Alexia viene il momento dell' 'addestramento' alla vita nella caserma diretta dal pompiere di Lindon. La regista li allaccia nella danza, unisce dentro il quadro due 'organismi' danneggiati dal mondo e boicottati da se stessi, due 'animali' che si annusano, si riconoscono, si avvicinano per affrontare meglio la vita che resta. Rousselle e Lindon sono corpi tesi al massimo, come il ventre gravido di Alexia, punto di incontro foriero e luogo di salvezza, qualunque sia il risultato. Julia Ducournau li segue raso pelle, raso muscoli, raso ossa fino al nucleo di dentro che li incendia e poi li estingue con acqua rigenerante. Coppia di Titani, concepiscono insieme un film sul potere dell'amore, che deborda nell'epilogo dalla pelle e dal metallo.  Titane è la favola nera di una psicopatica mutante e di un pompiere spezzato alla ricerca ostinata di un legame affettivo e di una trasmissione (finalmente) possibile. Titane è soprattutto uno choc che lascia storditi e abbagliati, perché il cinema della Ducournau non è una 'passeggiata' ma una traversata nel bosco oscuro delle fiabe a cui non sfuggono né i personaggi né lo spettatore. Come in una vecchia canzone di Battiato, Titane trova "l'alba dentro l'imbrunire" e adopera il genere come combustile infinito per raccontare il mondo, un mondo nuovo, ibrido di amore e metamorfosi. Il bisogno di cambiare (ri)comincia dal mito, dal risveglio di Titania attraverso l'amore. (Marzia Gandolfi - MYmovies)

Trailer

Suggerisci agli amici:
TOP