SCHEDA DEL FILM

Rocca Brancaleone Ravenna

sabato 2 luglio

IL RITRATTO DEL DUCA.

  • Regia: Roger Michell
  • Attori: Jim Broadbent, Helen Mirren, Fionn Whitehead, Matthew Goode, Craig Conway
  • Distribuzione: Bim
  • Nazione: Gran Bretagna 2020
  • Genere: Commedia
  • Durata: 96 minuti
  • Orari

    sab 2: 21.30

Trama del film

Newcastle, 1961. Kempton Bunton ha sessant'anni e qualcosa da dire, sempre. Contro il governo, contro la stupidità, contro l'ingiustizia sociale soprattutto, che combatte come Robin Hood nella Contea di Nottinghamshire. Ma la battaglia più strenua è quella domiciliare con Mrs. Bunton, la consorte inasprita dalla vita e dalla morte prematura della loro figlia. Kempton scrive drammi che nessuno leggerà e si batte con la BBC per abolire il canone agli anziani e ai veterani di guerra. Metà del tempo lo passa a opporsi, il resto a cercare un lavoro. Per contribuire all'economia familiare, il figlio minore ruba alla National Gallery il ritratto del Duca di Wellington. Rimproverato il suo ragazzo per il gesto, Kempton ne diventa complice chiedendo un riscatto al governo inglese da reinvestire in opere di bene. L'imprevisto, però, è dietro l'angolo...

Trailer

Commento

La memoria corta ce lo ha fatto dimenticare, ma subito dopo la Seconda guerra mondiale dall’Inghilterra arrivarono uno straordinario gruppo di commedie — Whisky a volontà, Passaporto per Pimlico, Sangue blu, L’incredibile avventura di Mr. Holland, Lo scandalo vestito di bianco, La signora omicidi e ne dimentico — che sotto il marchio della Ealing imposero un’idea di cinema intelligente e divertente, dalle marcate caratteristiche nazionali (i suoi protagonisti non avrebbero potuto essere altro che inglesi al cento per cento) e con uno spiccato gusto ironico (a volte addirittura grottesco) ma anche animate da uno spirito «libertario» un po’ anarchico e vagamente socialisteggiante. Tutte qualità che si ritrovano, compresa la straordinaria cura dei dialoghi e dell’interpretazione, in questo Il ritratto del duca, ultima opera di Roger Michell, il regista di Notting Hill scomparso l’anno scorso a soli 65 anni. Lo spunto è vero, anche se la sceneggiatura di Richard Bean e Clive Coleman si prende più di una (giustificata) libertà. All’inizio del 1961, il governo inglese comprò per 140mila sterline il ritratto del Duca di Wellington di Goya per impedire che espatriasse e lo espose alla National Gallery. Ma pochi giorni dopo, il 21 marzo, il quadro sparì: c’è chi pensò a un furto su commissione, chi a un ladro «di grande prestanza fisica, probabilmente un ex-militare delle forze speciali», chi invece voleva dare la colpa «agli italiani». E invece il quadro era finito a Newcastle, a casa di Kempton Bunton (Jim Brosdbent, immenso) simpatico sessantacinquenne convinto di dover raddrizzareil mondo, o per lo meno la Gran Bretagna, e incapace di tenere la lingua a posto, nonostante gli sforzi della moglie Dorothy (Helen Mirren, altrettanto superlativa) che lo avrebbe voluto un po’ meno idealista e un po’ più concreto. La commedia infatti (e questo è puro «stile Ealing») circoscrive
il furto a pochissimi minuti per raccontare invece questo strano cavaliere delle cause perse, che vediamo raccogliere firme al mercato perché i pensionati possano essere esentati dal pagare il canone televisivo, autore di drammi che le televisioni hanno sempre respinto ma soprattutto campione di un Paese che cerca di fare i conti con gli ideali più alti e i bisogni più bassi. Tra una citazione di Gandhi e una lezione di Storia («sono un dilettante di talento» risponde a chi chiede i suoi titoli di studio), tra una tazza di tè e un interrogatorio in tribunale, quello che esce è il ritratto di un mondo popolare che si è sentito messo da parte e che vuole far sentire la sua voce, che si scusa con il proprio datore di lavoro se certi comportamenti potrebbero metterlo in imbarazzo (come dice Dorothy alla moglie del consigliere comunale presso cui fa le pulizie) ma che sa nel profondo che la ragione dev’essere dalla sua parte. Michell lo racconta con empatia e la giusta dose di ironia, usando il buon senso tradizionale della moglie per sot tolineare i comportamenti eccentrici del marito, attento a descrivere con pochi tratti i personaggi secondari — i due figli di Benton, Jackie (Fionn Whitehead) e Kenny (Jack Bandeira), la direttrice dell’azienda di taxi (Val McLane), l’operaio immigrato (Michael Mather) — per raccontare con un po’ di nostalgia e molta comprensione un mondo che oggi ci sembra lontano anni luce ma con cui non possiamo non entrare in sintonia, uniti dalla stessa voglia di resistere ai soprusi e di rivendicare i nostri piccoli margini di libertà. Anche di fronte alla legge di sua Maestà. Un percorso che naturalmente passa attraverso la prova assolutamente superba di tutti gli attori su cui svettano Jim Broadbent e Helen Mirren (incurante di apparire più vecchia e più brutta): sono la prova provata che anche senza Actor’s Studio l’arte della recitazione può toccare i suoi vertici, grazie a una immedesimazione psicologica che riesce a cancellare la distanza tra schermo e pubblico e che, prendendoci per mano, ci porta a credere che anche per gli ultimi un giorno potrà arrivare l’ora della rivincita. (Il Meregehetti - Il Corriere della Sera)

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