SCHEDA DEL FILM

Cinema Centrale Imola

martedì 5 - mercoledì 6 marzo

HOW TO HAVE SEX

  • Regia: Molly Manning Walker
  • Attori: Mia McKenna-Bruce, Lara Peake, Samuel Bottomley, Shaun Thomas, Enva Lewis
  • Distribuzione: Teodora Film
  • Nazione: Gran Bretagna 2023
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 91 minuti
  • Orari

    mar 5 - mer 6: 21.15

    2Dì Cinema

    2Dì Gusto Cena + Cinema € 16 (nei ristoranti convenzionati)

Trama del film

Tara, Em e Skye sono tre tardo adolescenti inglesi in vacanza a Malia, sull'isola di Creta, con l'obiettivo di fare festa, sbronzarsi e giocare a "chi scopa di più". Nel motel con vista su piscina dove sono alloggiate incontrano altri tre ragazzi più o meno coetanei, Paddy, Badger e Paige, con cui uniscono le forze e le aspettative per "la vacanza migliore di sempre". Tutto sembra funzionare secondo i loro piani, ma qualcosa scricchiola: ad esempio Skye trova modi sempre nuovi e sempre più sottili di sminuire Tara, che è vergine, e si pone il problema di come superare quella "condizione". Per questo si ritrova a fare sesso quasi senza accorgersene, e non solo perché ha bevuto troppo, come sempre, ma anche perché una cosa è l'immagine sicura e assertiva che vuole dare di sé, altra cosa è la reale consapevolezza di ciò che è e ciò che desidera.

Trailer

Commento

How to have sex si contraddice (intenzionalmente) fin dal titolo, che sembra dare istruzioni da manuale mentre in questa storia il libretto di istruzioni non ce l'ha nessuno, e al massimo si puo' riuscire e a capire, per dirla con Montale, "ciò che non siamo, ciò che non vogliamo".  La giovane regista britannica Molly Manning Walker, qui al suo esordio nel lungometraggio ma forte di una consolidata esperienza come direttrice della fotografia, rimanda ad Aftersun della scozzese Charlotte Wells per l'ambientazione vacanziera nel Mediterraneo in un luogo in cui il divertimento è programmato e coatto, nonché per l'uso costante della camera a mano e di inquadrature incorniciate dalle porte delle stanze. E anche qui assistiamo a delusioni e disincanti che aprono crepe irreparabili nella finzione dell'allegria vacanziera e del proposito di divertirsi a tutti i costi.  Mia McKenna Bruce nei panni di Tara è straordinaria nel gestire i due tempi del racconto: il primo in cui è euforica, chiassosa e spaccona, e il secondo in cui diventa silenziosa, smarrita e a disagio. Aiutata anche da una fisicità che alterna una maturità ostentata al ricordo tangibile della bambina che è stata fino a poco tempo prima, McKenna Bruce incarna una sessualità inconsapevole e un senso di sé elusivo, una insicurezza che nemmeno lei sa di provare.  La sua recitazione, sostenuta dalla regia di Walker, restituisce tutte le sfumature e gli scollinamenti che Tara attraversa durante la narrazione. La regista-sceneggiatrice sta addosso a lei e a tutti quei corpi adolescenti in preda al furore ormonale raccontandone in egual misura la tracotanza e la goffaggine, si muove dentro i loro ambienti sovraffollati e artificialmente eccitati, invitandoci ad una condivisione sensoriale di odori, suoni, temperature surriscaldate e visioni aumentate.  Walker è soprattutto abile e coraggiosa nel trattare il tema del consenso in modo libero e onesto, senza manifesti ideologici di nessun tipo, e senza mai giudicare i suoi personaggi, raccontando la linea indefinita delle prime esperienze sessuali stando attenta a non imporre loro una direzione precisa, che a quell'età probabilmente non c'è.  L'irritazione che il pubblico adulto può provare durante la prima metà del film, davanti a questi ragazzi con il cellulare perennemente in mano e un'apparente assenza di freni inibitori, si sfalda come la sicurezza di Tara nella seconda parte, in cui tutti i personaggi rivelano le loro fragilità e contraddizioni.  Se riprovazione c'è, è verso la macchina del divertimento a tutti i costi che, con un cinico scopo commerciale, fa leva su quelle fragilità, incitando minorenni (e non) ad ubriacarsi e abbandonarsi ad atti sessuali che, guarda caso, oggettivizzano soprattutto le ragazze e perpetuano la loro condizione di strumenti agìti del piacere.  Walker ha un occhio empatico rispetto alle contraddizioni dell'animo femminile, talvolta collaborazionista anche della propria stereotipizzazione, ma anche di quello maschile, a sua volta compresso in aspettative di genere improbabili.  How to have sex è il racconto di un'adolescenza che si sente onnipotente ma non si dà un valore reale, di anime che si staccano dai corpi senza trovare la sintesi fra desiderio alimentato e autentica partecipazione.  In un film inizialmente tanto fracassone, i significati emergono nel non detto e in quei silenzi (ottima la gestione del sonoro da parte della regista) da cui emergono brandelli di consapevolezza. Walker è ben lontana dall'intenzione estetizzante di Harmony Korine in Spring breakers, e le sue immagini "blue collar" culminano nello squallore di una strada vuota di Malia, all'alba dei bagordi, che ha l'aspetto di una carta sporca pronta per il cassonetto dell'umido. (Paola Casella - MYmovies)

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