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Arena Massa Lombarda
AMMORE E MALAVITA
giovedì 2 - venerdì 3 agosto
AMMORE E MALAVITA
Regia: Manetti Bros.
Attori: Claudia Gerini, Carlo Buccirosso, Giampaolo Morelli, Raiz, Luciana De Falco, Antonino Iuorio, Serena Rossi, Franco Ricciardi
Distribuzione: 01 Distribution
Paese: Italia 2017
Genere: Commedia musicale
Durata: 133 minuti

Napoli. Ciro è un temuto killer. Insieme a Rosario è una delle due “tigri” al servizio di don Vincenzo, "o' re do pesce", e della sua astuta moglie, donna Maria. Fatima è una sognatrice, una giovane infermiera. Due mondi in apparenza così distanti, ma destinati a incontrarsi, di nuovo. Una notte Fatima si trova nel posto sbagliato nel momento sbagliato. A Ciro viene dato l’incarico di sbarazzarsi di quella ragazza che ha visto troppo. Ma le cose non vanno come previsto. I due si trovano faccia a faccia, si riconoscono e riscoprono, l’uno nell’altra, l’amore mai dimenticato della loro adolescenza. Per Ciro c'è una sola soluzione: tradire don Vincenzo e donna Maria e uccidere chi li vuole uccidere. Nessuno può fermare l’amore. Inizia così una lotta senza quartiere tra gli splendidi scenari dei vicoli di Napoli e il mare del golfo. Tra musica e azione, amore e pallottole.

E gli amanti sono il cuore e la voce di Ammore e malavita, dove la parola canta e le canzoni recitano, celebrando Napoli, il suo splendore e le sue miserie, la sua umanità irriducibile e barocca. Allacciati dalle manette di un sentimento ostacolato, Serena Rossi e Giampaolo Morelli sono i due volti di una stessa medaglia. Lei infila la maschera della commedia, lui quella della tragedia. Come se Serena Rossi avesse preso il sole e Giampaolo Morelli l'ombra. Alla sua Fatima le parole liriche e sonore, a Ciro il silenzio musicale e attonito. A lei la rotondità, la plasticità e la napoletanità debordante, a lui una fitta tranchant, nera, melanconica, recondita. Perché a Napoli è sempre una questione di doppio, di specchio. Di amanti (Fatima e Ciro) o 'fratelli' (Rosario e Ciro) contrari e inseparabili.   Teatro en plein air, Napoli è per la seconda volta protagonista del cinema degli autori romani (Song'e Napule), concentrato sulla lingua, il gesto, la tradizione popolare, il sottogenere, la performance e rielaborato in qualcosa che avvicina il concetto di opera d'arte totale. Un'esperienza pre-estetica dell'espressione artistica in cui ogni manifestazione umana è fusa insieme. Musica, danza, pittura, scultura, narrazione, teatro, cinema, recitazione si fondono in maniera indistinta e primordiale nella sceneggiata sentimentale dei Manetti, liberando a pieno campo la creatività da ogni forma di costrizione dei singoli mezzi espressivi. Flusso di coscienza magmatico, Ammore e malavita mette la sceneggiata in musical e reintroduce il cinema napoletano nel circuito nazionale. Esotismo di se stesso ieri, il film-sceneggiata allarga la sua azione a temi e mercati più vasti scartando la solitudine e l'emarginazione. In quella città aperta e organica, dove la vita non esiste senza la sua rappresentazione e la rappresentazione non esiste senza la vita, i Manetti pescano la maniera singolare in cui lingua e corpo giocano assieme. Materia benedetta che osservano instancabilmente per apprendere il proprio mestiere.   Ma Ammore e malavita non è un tributo archeologico alla sceneggiata, la cui popolarità è direttamente proporzionale alle lacrime versate. Marco e Antonio Manetti, prestanti già nel nome che li chiama, rovesciano energicamente il sadismo sentimentale del genere, quella maniera di porsi di fronte alla realtà, tragico e rassegnato. Ciro, o'ninja, si è formato alla scuola di donna Maria, cinefila onnivora che gli ha fornito con le visioni del cinema americano, la competenza pratica di un duro a morire. E Ciro non muore, rigenerando coi suoi autori l'immaginario e speculando (musicalmente e filosoficamente) sull'immaginario 'inguaribile' di "Gomorra" (libro, film, serie tv) nella trascinante pop robbery di Scampia.   Le canzoni di Nelson, cantautore napoletano, incarnano simbolicamente la maturità della musica napoletana, armonizzando tradizione e nuove tendenze, attaccamento alla città e proiezione verso un pubblico nazionale, tutto questo senza necessariamente cantare in italiano. Le note di Nelson non spuntano la crudezza della descrizione ambientale ma non smettono di cercare il sole nel buio cantato da Pino Mauro ("Chiagne femmena"), rivale storico di Mario Merola e portatore neomelodico di onore e guapparia. Gestendo magnificamente lo scarto tra verosimile e onirico, ovvero tra quotidiano e cantato, i Manetti realizzano un'opera eccitabile in cui confluiscono le loro passioni cinematografiche. Ma il richiamo a una canzone ("What A Feeling") o a una sequenza servono per congegnare meglio l'idea.   Le citazioni, che si ricordano anche di Dory, la pesciolina amnesica della Pixar, diventano veri e propri mattoni su cui si edifica il loro musical. Un rocambolesco viaggio sentimentale tra flânerie marittime e ballate interiori che respinge il delitto d'onore e riprende in maniera critica la canzone napoletana (e la sua sceneggiata), che si fa modello per nuove composizioni. Con i Manetti il cinema napoletano spara (con la Beretta) alle sue convenzioni e trova possibilità espressive fino ad oggi inedite. Bang! (Marzia Gandolfi - MYmovies)